lunedì 7 marzo 2011

Corpi elettivi: la sottile linea rossa

Anche il nostro gruppo è arrivato alla fine dell'avventura!
Montato e rifinito (ma senza esagerare ché il look rustico ci piaceva) il lavoro finale, ecco qualche considerazione sul processo di visione, selezione, assemblaggio e riordino (e ancora visione) di una miriade di spezzoni ritagliati da fonti eterogenee.
Ricordiamo che il nostro progetto prevedeva di indagare in che maniera e secondo quali prospettive, nella produzione culturale filmica, i cambiamenti introdotti dalla tecnologia alla base delle reti sociali cambiano il rapporto che la mente intrattiene col proprio corpo.

Cominiciamo dalle fonti: un sacco di film! Forse abbiamo esagerato nel numero, ma ogni volta che si proponeva un'aggiunta sembrava un film troppo classico o troppo strano o troppo interessante per poterlo mettera da parte. Detto questo la parte più ha opposto resistenza sono state decisamente le interviste: difficile trovare chi fosse disponibile a farsi filmare, difficile trovare chi desse il consenso a essere gettato in pasto a youtube, difficile realizzare l'intervista in ambienti non protetti (corridoi d'universita o fuori dal cinema) e infine difficile ri-organizzare un discorso altrui in un'unità di pensiero più riutilizzabile nel nostro di discorso. Senza dimenticare che fare le domande è decisamente più difficile che rispondere! Spesso ci siamo sentiti, in fase di selezione degli spezzoni, fare domande che suggeriscono se non proprio la risposta del nostro interlocutore, per lo meno la direzione che ci piacerebbe la risposta prendesse. Certo un approccio più libero (meno suggeritore ma più suggestivo), avrebbe aiutato una produzione dialogica più originale, ma avrebbe richiesto un rapporto più prolungato e più personale con gli intervistati, che noi non abbiamo poututo sviluppare.

Visione e selezione. Ogni partecipante ha scelto/proposto qualche film: una volta arrivati a un numero soddisfacente (o più che soddisvacente, vede sopra le considerazioni sul numero dei film selezionati), ci siè divisi in maniera grossomodo equa la visione delle pellicole, anche tenendo conto dei gusti e delle preferenze espresse dai singoli. A parte una sola eccezione tutti i film sono stati visti da uno solo dei partecipanti, che ha provveduto a segnare i minuti dei momenti che lui riteneva più significativi:
il gruppo nel suo insieme s'è poi incaricato nel momento di acquisizione degli spezzoni di approvare (o no) le scelte dei singoli.

Montaggio. La linea rossa del titolo è la linea rossa che abbiamo scovato man mano che il montaggio procedeva: arrivati a una massa critica di tagli ed a una buona familiarità con gli stessi ci siamo resi conto che si potevano (l'impersonale vuol dire che in una certa misura erano anche i tagli stessi a farlo) disporre lungo un percorso significativo! I prodigi di menti educate da anni di scula e università.
La linea può essere riassunta e disposta secondo una sempre maggiore integrazione tra corpo e tecnologia, quindi abbiamo:
- chat e social network attuali: corpo e nuove tecnologie sono ben distinti, queste propongono al massimo una rappresentazione del corpo ma non lo integrano, non sono incorporate, e facilitano l'incontro con gli altri.
- avatar: la creazioni di doppioni tecnologici perfetti controllati da un'essere umano che pian piano scompare dietro il suo avatar, chiudendosi al rapporto diretto con altri corpi umani e con il mondo, ma che in ogni momento può decidere di ritornare a essere persona immersa fra altre persone, sbarazzandosi del suo avatar.
- cyborg e robot: le creazioni tecnologiche non hanno più bisogno della volontà umana per agire, sono diventati autonomi: la tecnologia replica perfettamente il funzionamento del corpo e della mente umani, tanto da rendere difficile distinguere gli uni dagli altri, la tecnologia è totalmente incorporata nel senso che prende le sembianze e le capacita degli esseri umani.
- cloni e immortalità: con un balzo repentino, dopo essersi separata completamente dall'uomo (cercando tuttavia sempre di imitarlo) la tecnologia si riumanizza, la materia con la quale sono costruiti i doppioni è materia biologica organizzata dalla tecnologia (cloni); in ogni momento il contenuto della mente biologica può essere replicato in un individuo biologico altro. La tecnologia si riappropria della biologia e la tratta come se fosse tecnologia.

Re-visione: qualche aggiustamento e "alla fine non è male!".

Per concludere: il lavoro di montaggio, pur lungo a causa della mole del materiale e pur nell'eteregeneità del materiale stesso (selezionato tra l'altro da persone differenti) ci ha permesso di intravedere e sviluppare un discorso significativo che non stava prima di iniziare il lavoro né nel materiale né nelle nostre teste. Si può quindi dire che in questo caso il fare ci ha fatto conoscere.

lunedì 31 gennaio 2011

Final Cut Gruppo tutorial

Anche il nostro "final cut" sta giungendo al termine.
E' stato abbastanza difficile applicare nel video quello che ci eravamo preposti di trasmettere a livello teorico, quando a tavolino il gruppo discuteva sull'oggetto e la costruzione antropologica.
La difficoltà non è stata tanto nell'uso del programma quanto nel selezionare e dare un ordine logico alla grande quantità di materiale visivo sul quale lavoravamo. Crediamo comunque di star raggiungendo quello che era il nostro obiettivo, sebbene con la consapevolezza dei nostri limiti in quanto principianti almeno per ciò che concerne il montaggio.
Il nostro video è strutturato in tre parti tematiche principali :
1- Definizioni del mondo emo da parte di emo e non (includendo le rappresentazioni dei media);
2- Graduale restringimento della definizione all'aspetto stilistico e fondato sull'apparenza;
3- Tutorial come rappresentazione dell'importanza dell'apparenza e dello stile nell'identificazione giovanile al mondo emo.

Crediamo che questi tre passaggi siano il fulcro anche di quello che è stato il nostro percorso di ricerca dell'oggetto, con i vari riposizionamenti e cambiamenti e la nostra conclusione finale (e parziale).
Nel montaggio alcune sfumature forse vengono perse ma abbiamo cercato di intrecciare le immagini e soprattutto le voci dei protagonisti di questo tema per lasciare spazio a quello che loro hanno voluto dire di sé, anche se poi inevitabilmente entra in gioco la nostra costruzione volta a raggiungere quella che secondo noi è la conclusione del tema tutorial-mondo emo (parte 3).
Abbiamo consapevolmente usato tutti gli strumenti espressivi a nostra dispozione quindi, oltre le interviste nostre e di altri documentari, si ritroveranno nel video tutorial, musiche emo, video musicali emo, chat, commenti estratti da siti e anche la nostra voce, che accompagnerà l'eventuale pubblico in quello che è stato il nostro percorso per la realizzazione di questo video.

venerdì 21 gennaio 2011

set up final cut

Ciao a tutti,
vi segnalo che nel set up di Final cut dovete stare attenti con le impostazioni.
Nel dubbio:- file - easy setup: selezionate ( all formats - DV/PAL).
Buon lavoro,
Sara

martedì 18 gennaio 2011

incontro finale

Ciao a tutti,

vi propongo il 31 come data per l'ultimo incontro di presentazione e discussione dei vostri lavori finali. L'idea sarebbe quella di un incontro che coincida in parte con quello del secondo laboratorio annuale di antropologia visiva che rappresenterà il pubblico - per quanto ristretto - dei vostri lavori. Preparate una breve sintesi orale del vostro lavoro per introdurlo ai vostri colleghi di corso. ( i materiali scritti da voi nei post fanno al caso)

Ci incontriamo alle 12.30 in aula U7/9 per registrazione crediti sui libretti ( portateli) e vi chiederò di compilare una piccola scheda di valutazione del laboratorio che serve a me per fare il punto della situazione ma anche a voi, per riflettere criticamente sul lavoro che avete svolto.

un caro saluto,
sara
P.S. il gruppo corpi elettivi e il gruppo tutorial postino qualche commento sul lavoro di montaggio svolto

lunedì 17 gennaio 2011

Immagini immaginario immaginazione

Il tema scelto dal nostro gruppo – media e appartenenza – ci ha aiutato a meditare sul tema molto interessante della dislocazione dei riferimenti culturali,fenomeno che accompagna la migrazione transnazionale e che potrebbe rimandare,a mi avviso,a quello che Vincent Crapanzano definisce “arriere – pays”,dominio dell’immaginazione. Sappiamo,come ci insegna Arjun Appadurai che nelle società contemporanee l’immaginazione è diventato un fenomeno sociale collettivo che appartiene alle persone comuni e al loro quotidiano quanto agli artisti e alle persone ispirate.
L’immaginazione gioca un ruolo importantissimo nella vita di queste persone che si trovano a vivere a cavallo tra diversi contesti spazio-culturali,contesti che a uno sguardo esterno potrebbero sembrare alquanto eterogenei e persino inconciliabili tra loro. Attraverso queste interviste,sfruttando cioè i mezzi tecnologici che le nostre società ci mettono oggi a disposizione,diventa possibile scrutare più in profondità quell’orizzonte misterioso di ciò che è immaginabile ma non dicibile e le nostre etnografie diventano metafore di quell’immaginario,si trasformano in immagini,sono le immagini degli attori sociali che si raccontano,che recitano la loro parte,come noi recitiamo la nostra.

domenica 9 gennaio 2011

riflessioni ed elementi emersi relativi al montaggio

In fase do riflessione relativa al montaggio, nel gruppo di rete e legami sociali sono emersi i seguenti elementi:

elementi di discordanza e di continuità del legame sociale come scambio in facbook e nella vita reale;
elemento della contrazione del tempo nella relazione in facebook, attraverso la messa insieme veloce di diverse immagini;
pluralità di voci: montaggio di un'intervista e diverse immagini d'intervistati associati alla stessa risposta;
la costruzione del legame sociale vista attraverso facebook (immagini di persone che interagiscono con il mezzo);
l'accumulo di amici come status sociale (aspetto provocatorio);
cosa ci si scambia in facebook ( aspetto del dono).

Manuela d

domenica 19 dicembre 2010

corpi elettivi-cinema

In riferimento al post che Dalila ha pubblicato il 16 dicembre, riporto l'esempio di un' intervista effettuata a un gruppo di ragazzi dopo la visione del film "The social network". Gli intervistati raccontano la loro esperienza d'uso, anche paragonata a comportamenti che hanno notato all'interno del proprio network.


sabato 18 dicembre 2010

rete e legami sociali

La micro-etnografia del gruppo rete e legami sociali si basa sul concetto di amicizia nei Social Networks, in particolare in Facebook. Innanzitutto, dopo un prolifico brainstorming, ci siamo chiesti cosa fosse l'amicizia in termini generali (una domanda già di per sè complicata) e successivamente abbiamo cercato di lavorare sul nuovo concetto di amicizia virtuale.
Dopo la lettura dell'introduzione di Marco Aime al Saggio sul dono di M. Mauss abbiamo posto maggiormente l'attenzione al concetto di amicizia come dono: si tratta di un bene da ricambiare? e in questo caso, l'accettare l'amicizia si può già considerare un controdono?
Abbiamo iniziato a fare delle interviste a conoscenti e sconosciuti su cosa intendessero per amicizia e se l'amicizia su un Social Network si potesse considerare tale; inoltre abbiamo chiesto agli intervistati quanti "amici" avessero su Facebook e di questi quanti ne frequentassero di persona.
Da queste interviste è emerso che nessuno degli intervistati considera vera amicizia quella su Facebook: amicizia è fiducia, è una relazione profonda basata su scambi veri, amicizia è qualità più che quantità. Inoltre, tutti confermano di considerare amici solo quelle persone che sono veri amici nella realtà, gli altri sono solo conoscenti, contatti che "fanno numero". Si accetta l'amicizia un po' di tutti, anche di persone conosciute per poche ore o addirittura di persone che non si conoscono, ma alla fine il legame con la realtà e la corporalità resta: gli unici contatti reali sono quelli che esistevano già nella quotidianità. Ma se dunque nessuno considera vera amicizia quella su Facebook, perchè comunque rimangono più "social" quelli con tanti amici?
Emerge quindi un problema lessicale: essendoci vari gradi di amicizia, sia nella realtà che nel mondo virtuale, è fuorviante e ingannevole chiamare con un unico termine ogni nuovo contatto, soprattutto perchè amicizia significa reciprocità, attendere un controdono che ponga le basi per il dono successivo, cosa che in Facebook non succede. La totalità degli intervistati infatti conferma che non esistono norme di comportamento virtuale, ossia non ci si sente obbligati a rispondere a un post o a un link condiviso. I rapporti d'amicizia quindi diventano più frequenti ma meno profondi: aggiungere un amico su Facebook non significa averlo nella realtà, tranne che in pochi e fortunati casi. Per suggerire meglio quest'idea, oltre alla nostra ricerca sul campo, vogliamo aiutarci anche con video trovati sul web come A life on Facebook di Alex Droner e una significativa e ironica puntata di South Park sull'utilizzo di Facebook come rete che cattura e unisce, due aspetti indissolubilmente legati.


giovedì 16 dicembre 2010

corpi elettivi- cinema

Il gruppo cinema e pubblicità sviluppa il proprio lavoro intorno al tema dei "corpi elettivi". Esso si propone di indagare le rappresentazioni del corpo e l'utilizzo di tali rappresentazioni all'interno dell'ampio circolo delle nuove tecnologie.
La possibilità di creare un sé corporeo e caratteriale diverso, un alter ego in uno spazio temporale virtuale, è oggi una questione profondamente dibattuta .
Attraverso l'utilizzo di social network -il diffusissimo Facebook e non solo- questa possibilità è di fatto accessibile a chiunque e lascia emergere dinamiche che da sempre affascinano la produzione cinematografica: ridefinizione continua dei confini tra realtà-finzione, corpo-mente, oggetto-soggetto, etico-estetico.
Ai fini di questa indagine ci siamo serviti di una serie di film che, attraverso diverse prospettive, sviluppano tali dinamiche e descrivono il corpo come oggetto in trasformazione.
Tra questi il recentissimo "The Social Network" (diretto da D.Fincher e scritto da A.Sorkin, B.Mezrich). Il gruppo ha preso diretta visione del film per poter raccogliere una serie di interviste a caldo all'uscita del cinema. Le interviste prevedevano alcune domande di carattere generale e lasciavano ampio spazio allo spettatore-interlocutore di riflettere e discutere in maniera piuttosto libera e colloquiale. Sono emerse riflessioni metodologiche relative alla conduzione delle interviste (la scelta e gestione delle domande da proporre sono risultate poco strategiche e poco mirate ai fini del risultato) e ci hanno portato ad una problematizzazione dell'oggetto di ricerca e ad una ridefinizione del campo di analisi.
Oltre alla scelta ed al montaggio di produzioni cinematografiche, abbiamo così raccolto numerose brevi interviste della durata di 5 minuti ca, che potessero mettere in luce l'impressione ed il rapporto dei singoli all'utilizzo delle nuove tecnologie nel ripensare il proprio corpo.
L'elenco dei film considerati si è ristretto rispetto all'elenco avanzato inizialmente, illustrato in un nostro post di novembre. Il corpo di interviste invece sta maturando.


mercoledì 15 dicembre 2010

tutorial "emo"

Ciao a tutti, durante l'ultima lezione di laboratorio è stato consigliato ai diversi gruppi di esplicitare punto per punto le fasi di lavoro (idea di partenza/confronto con la pratica effettiva/riproblematizzazione dell'oggetto di ricerca/elenco dei materiali), il gruppo tutorial ha già parlato a lungo di queste fasi di lavoro e per noi era più utile iniziare a lavorare sui diversi materiali raccolti. In ogni caso vorrei esprimere alcune riflessioni a riguardo.

Nel nostro lavoro su campo, come novelli etnografi, abbiamo notato come sia sempre presente, nell'incontro con l'altro, un continuo riposizionamento dei soggetti e delle idee che permeano il discorso. Ci siamo accorti dell'impossibilità dell'utilizzo della tanto amata empatia malinowskiana, dei nostri limiti e dei nostri pregiudizi. Proprio questo, però, ci ha permesso un interessante lavoro riflessivo (qui è presente il passaggio dal tema iniziale al riposizionamento a seguito dei lavori su campo). Nelle interviste effettuate è evidente il movimento sintetizzato nell'idea di circolo ermeneutico e ci siamo accorti di non poter avere risultati e soluzioni univoche e perfettamente lineari ed esatte. I nostri interlocutori ci danno informazioni discordanti che presentano incongruenze e controsensi, questo ci ha un po'spiazzato all'inizio anche se poi da ciò siamo riusciti a trovare preziosi spunti di riflessione e di riproblemattizzazione del tema iniziale. Dopotutto anche se il paradigma positivista è ormai decaduto siamo comunque sempre stati abituati a pensare che qualcosa di pulito, esatto, senza incongruenze sia il massimo a cui puntare, che sia qualcosa di veramente scientifico, invece, ciò che è confuso, caotico è qualcosa di imperfetto. Noi ci siamo mossi da questa imperfezione cercando di problematizzare al massimo il nostro discorso anche se esistono limiti di tempo e spazio.

Tornando al gruppo "tutorial" con il lavoro finale vogliamo far emergere e rendere visibile la differenza tra due distinti livelli identitari: il livello di definizione identitaria endogena e il livello di definizione identitaria esogena. All'interno del primo livello è presente un'altra discrepanza tra chi definisce se stesso come EMO "autentico" e chi anche se esteticamente è associabile al gruppo degli EMO ritiene che non esista questo gruppo e che esso dipenda da gusti estetici superficiali.

Noi siamo partiti con alcuni pregiudizi e pensavamo al mondo EMO come qualcosa di omogeneo, riconoscibile e riconosciuto ma con le prime interviste ci siamo accorti delle infinite sfumature e differenze, infatti stiamo parlando di persone e non di computer, ognuno ha una propria individualità, carattere.

A questo punto vi elenco i materiali raccolti durante le nostre ricerche:

- intervista a tre ragazzi della durata di circa 40'

-intervista tramite videoconferenza skipe 

-intervista ad un passante

-intervista mandata in onda dal programma tv "Le Iene" sul mondo EMO

-reportage sugli EMO di Repubblica TV, MTV, invasioni barbariche

-tutorial su come diventare EMO

-parodie ai tutorial su come diventare EMO

-dialoghi/mail/chat con ragazzi EMO

Per il montaggio del video ci sono diverse idee e proposte, di sicuro ci sarà un gran finale a sorpresa!

Il nostro gruppo si è suddiviso dei compiti da portare a termine entro lunedì (visionare i materiali raccolti e segnare i punti forti), prossimamente si comincia con il montaggio che vorrà comunque esprimere in modo chiaro il concetto di fictio/finzione/costruzione.

martedì 14 dicembre 2010

Tra Italia,Egitto e Brasile

Un quarta intervista è stata fatta a Karima, cittadina italo-brasiliana sposata con un cittadino egiziano. Grazie alle nuove tecnologie riesce a vivere tra tre continenti e a mantenere i legami con tutti questi contesti di appartenenza. Lei predilige soprattutto l'utilizzo di Skype,sia per ragioni di semplicità d'uso che per ragioni economiche e non sente invece "attrazione" verso Msn e Facebook.In Brasile si tiene in contatto soprattutto con sua madre e nota che da quando comunica attraverso Internet e Skype non sente più quella grande nostalgia che provava prima quando comunicava solo attraverso il telefono. Ora è in grado di chiacchierare del più e del meno,non si limita alle cose essenziali,tanto che andando in Brasile sente di essere uscita dalla porta di casa sua per entrare subito a casa di sua madre e la sua percezione della dimensione spazio-temporale è decisamente cambiata dopo avere sperimentato l'utilizzo delle nuove tecnologie. Anche l'alta qualità di queste tecnologie,per esempio la nitidezza dell'immagine vista sul computer ha giocato un ruolo importante nella percezione dei rapporti interfamiliari:la nonna si commuove quando guarda il nipotino dalla web-cam e il bambino di due anni e mezzo sa che la nonna si trova nel computer.
La conclusione di Karima è che si sente gratificata dalla sua esperienza personale di interazione con le nuove tecnologie.

lunedì 13 dicembre 2010

Media e appartenenza

La nostra idea di partenza era quella di indagare il rapporto tra migranti, nuovi media e appartenenza come declinazione specifica del tema "spazio e tempo" in relazione ai social networks. All'inizio abbiamo pensato di rifarci al testo "La doppia assenza" di Sayad, ridefinendo la "doppia assenza" come "doppia appartenenza", ma ciò è risultato piuttosto complicato vista la vastità della tematica e visto che l'oggetto era ancora poco definito. Quindi abbiamo deciso di rifarci al concetto di "comunità immaginata" di Anderson e soprattutto al concetto di Appadurai di "comunità di sentimento" come "comunità immaginate a partire dalla fruizione collettiva dei mass media", in quanto secondo Appadurai "i media elettronici forniscono risorse per l'immaginazione del sè come un progetto sociale quotidiano".

Tenendo conto di questi riferimenti teorici abbiamo steso una scaletta per condurre delle interviste, che abbiamo pubblicato nel precedente post.

Abbiamo avuto alcuni problemi a reperire soggetti per le interviste perchè molte persone non volevano essere filmate e abbiamo dovuto superare delle resistenze anche da parte di coloro che poi hanno acconsentito ad essere intervistati. In un'intervista il fatto di essere ripreso ha condizionato molto il soggetto, tanto che ha voluto rifare più volte l'intervista, cambiando anche nelle varie versioni il contenuto della stessa. Questo ci ha fatto riflettere sulle ricadute emotive legate all'utilizzo del mezzo audiovisivo.

Con le varie interviste l'oggetto si è andato restringendo e definendo, arricchendosi di sfumature inaspettate come il tema dell'arte come mezzo di contatto con il proprio Paese d'origine.

La prima intervista è stata fatta ad una ragazza italo-egiziana di 22 anni, residente in Italia da due anni con la sua famiglia, al momento studentessa universitaria. I temi più interessanti che sono emersi sono stati l'utilizzo dei social networks appena arrivata in Italia come strumento per sentirsi ancora a casa e la loro successiva trasformazione sia in mezzo di contatto con il proprio paese d'origine, sia con i nuovi amici italiani, sia come mezzo per conoscere nuovi egiziani in Italia. Inoltre è emerso un modo specifico di utilizzare i social networks con gli arabofoni, per ovviare all'assenza di alcuni caratteri per traslitterare l'arabo.

La seconda intervista è stata fatta ad una donna argentina residente in Svizzera da circa vent'anni, che di professione fa la pittrice e tiene corsi di arte per bambini. I temi più interessanti che ne sono emersi sono stati l'arte come mezzo di contatto con il proprio paese, la discriminazione tra vari mezzi di comunicazione e il privilegiare il telefono in quanto mezzo di contatto più diretto e migliore per quanto riguarda la tutela della privacy. E' emersa quindi anche una differenza generazionale nell'utilizzo dei social networks.

Abbiamo fatto la terza intervista ad un ragazzo di origine egiziana di 18 anni, residente in Italia da due anni e mezzo, che al momento lavora come commesso in un negozio. I temi più interessanti emersi sono stati la differenza tra l'immagine del paese d'origine data dalla famiglia rimasta sul posto e quella trasmessa dai siti di informazione, e l'utilizzo del cellulare come strumento di accesso costante a internet e in particolare a facebook.

Inoltre è stata effettuata una quarta intervista che però non abbiamo ancora avuto modo di visionare e analizzare in gruppo.

venerdì 10 dicembre 2010

facebook: da oggetto di studio a strumento di conoscenza

Ciao a tutti amici di Facebook sto facendo una ricerca per l'università vi chiedo semplicemente di commentare liberamente questa nota grazie Emilia
pubblicata da Emilia Fortunato il giorno mercoledì 8 dicembre 2010 alle ore 10.37

“Rispondi a una richiesta di amicizia”; “Conferma” o “Ignora”.Inizia sempre così. In questo modo, nel mondo cibernetico del noto social-network, due persone stringono, per così dire, “amicizia”. Di suo proposito qualcuno decide di condividere con te foto, riflessioni, spezzoni della sua vita che ha per bene impacchettato in un profilo bianco e blu. Per fare in modo che tutto questo accada si deve solo scegliere “Conferma”. Basta un semplice click del mouse su quel rettangolino blu con quella scritta bianca in stampatello, tanto invitante, per catapultarti nella vita di una persona che magarinon sapevi prima nemmeno che esistesse. Nel mondo cibernetico sii accumula un enorme archivio di informazioni, anche personali, da divulgare senza paura agli “amici”: coloro che hanno cliccato su quell’allettante “Conferma”!.È vero che uno dei vantaggi di Facebook è quello di poter aprire pagine e di conseguenza discussioni su argomenti di impronta politica, etica e chi più ne ha più ne metta. E fino a qua il tutto non è per niente fine a se stesso.Lo diventa purtroppo quando si decide di dare a un sentimento (l’amicizia) così presente e così importante nella vita di ogni uomo un significato così ambiguo. Il sociologo Cameron Marlow ha avuto la bella iniziativa di pubblicare i risultati di uno studio condotto dal Facebook Data Team sulle dinamiche sociali degli utenti.Ogni profilo ha la possibilità di avere 50, 100 e anche 500 e passa amici. Con l’aiuto di 30 volontari e col passare dei giorni, Marlow notò come gli individui che avevano più di 500 amici interagivano, attraverso la chat o il commento di foto e link, con un numero di persone di gran lunga inferiore al totale di amici, ad esempio solo una decina. Le relazioni aumentavano col diminuire della somma complessiva degli amici. Si rimane così intrappolati dal mondo cibernetico, da dimenticarsi quanto più importante possa essere il rapporto umano. Il toccarsi, l’ascoltarsi e il capirsi proprio con uno sguardo! È quello che accade nell’Amicizia.No, si preferisce interessarsi alla situazione sentimentale o all’orientamento religioso di un profilo.Ci si intestardisce a voler postare uno stato della serie “sono un duro, non ho bisogno di te!”, piuttosto che risolvere qualunque sia il problema davanti a una calda tazza di caffè.Proprio la relazione, fino a prova contraria, dovrebbe essere il più grande mezzo dell’uomo per definirsi tale e non rimanere chiuso fra le pareti del pregiudizio e dell’indifferenza.E guarda caso Facebook non fa altro che far interagire con quella decina di persone che si incontrano normalmente nel corso della vita di tutti. Mentre quella miriade di persone che legge di altri, commenta i loro pensieri sono definiti amici solo in un modo ingannevole.È per questo facile cadere nella trappola e illudersi sul valore dell’amicizia nel contesto facebookiano, così da non capire nemmeno il grande impatto che può avere il contatto con l’altro.Ma niente paura! È allo stesso modo facile individuare l’Amicizia, quella vera, nata attraverso l’affetto e la relazione.

lunedì 6 dicembre 2010

Rappresentare come problema

Insieme alla lunga e interessante riflessione sul nostro oggetto di studio credo che noi come gruppo "tutorial" ci siamo costruiti un interessante percorso che potremmo dire tocca punti molto delicati e importanti del lavoro antropologico in questione.
La cotruzione di un pensiero sull'oggetto stesso della ricerca, il gruppo identitario dei giovani emo, fa parte di questo percorso. Si tratta di una realtà fatta di persone e di voci che si scontrano, si contraddicono e allo stesso tempo si affermano.
E poi c'è la riflessione più antropologica, la ricerca di uno sfondo teorico su cui appoggiare la realtà da noi incontrata. Quello che abbiamo riscontrato è un oggetto articolato e complesso dove individualità, collettività, social network e rappresentazioni (quali tutorial) si intrecciano nelle profondità del loro senso rendendo bene l'idea della dinamicità e della costruttività del tema identitario. Ed è proprio su questo elemento costruttivo che dovremmo basare le nostre scelte rappresentative.
Ma qui si pone l'ennesimo problema. Come si rappresenta la costruzione del significato? Come si rappresenta il nostro percorso, fatto di riflessioni di un gruppo che ricerca e di voci esterne che ci rispondono? Come si rappesenta quell'intreccio di punti di vista di cui detto?
Qualche idea visiva si può trovare giocando appunto sulla compresenza di più livelli (punto di vista del tutorial visivo, dell' "emo" intervistato, dell'esterno al gruppo e anche dei mass media), ma rappresentare è più difficile di quanto sembri.
Suggerimenti concreti?

giovedì 2 dicembre 2010

la vita su facebook

i social network non sono più ormai uno strumento di comunicazione, ma sono una piattaforma di condivisione globale, dove un individuo scientemente mette in rete tutte le informazioni chiave della sua vita personale, come la coppia, la famiglia gli amici, e soprattutto gli stati d’animo. Questi aspetti sono spesso anzi quasi sempre correlati con foto che testimoniano gli eventi. Che sia un aspetto positivo o negativo non si può ancora dire ma che ad oggi milioni di persone condividono la loro vita su Facebook è un fatto reale e bisogna prendere in seria considerazione tutto ciò che accade sui social media.
Il video realizzato da Maxime Luere che sta facendo incetta di condividi racconta la vita telematica e non di un fantomatico Alex Droner, dall’iscrizione alla presunta morte. Si comincia col condividere le prime foto, l’aggiunta progressiva degli amici, il cambio di stato da in coppia a single, che da il via ad una relazione che nasce proprio sul social. Si finisce con l’incontro dei due nella vita reale, matrimonio, figli e velocemente alla vecchiaia.
http://www.youtube.com/watch?v=NfIT1X3lnIY

mercoledì 1 dicembre 2010

indicazioni pratiche

Ciao a tutti,
so che i lavori proseguono e che state progressivamente costruendo l'oggetto della vs ricerca( delimitazione del campo/posizionamento/problematizzazione sia metodologica che epistemologica del mezzo di registrazione utilizzato ).
Cercate di aggiornare sempre l'andamento del lavoro via blog per le ragioni già ampiamente specificate.

per esempio:

a. il gruppo " corpi elettivi" lunedì ha iniziato a lavorare i materiali audio-visivi raccolti tra il pubblico del film " la rete sociale". Trovate il modo di raccontarci ciò che è emerso dal vostro lavoro e di postare le formazioni discorsive che emergono dal materiale filmico che state analizzando in riferimento al vostro oggetto di ricerca. anche sottoforma di trailer linkati via youtube.....
b. il gruppo media appartenenza sta invece approfondendo i temi emersi dall'intervista già postata sul blog e sta cercando altri interlocutori ai quali proporre le questioni che stanno emergendo dal lavoro in itinere......quali sono queste questioni? come affrontarle con gli interlocutori?
c. il gruppo rete e legami sociali ha invece riformulato le proprie questioni sulla base delle sollecitazioni emerse dalla lettura dei testi proposti e sta cercando una forma per esplorarle sia a livello del mezzo utilizzato ( telecamera) che a livello di una problematizzazione delle proprie precomprensioni relative al tema in oggetto....
d. last but not least: il gruppo tutorial sta esplorando le questioni identitarie che emergono dai materiali di ricerca progressivamente raccolti e sta riflettendo su una serie di questioni collaterali di grande interesse....

Ricordo inoltre la necessità di una conversione dei file per il montaggio ( . mov/ percorso consigliato: http://www.squared5.com/ ): le mie disponibilità supplementari per la risoluzione di problemi tecnici + utilizzo degli strumenti a disposizione del laboratorio di antropologia visiva, sono il lunedì in mattinata e il giovedì mattina o pomeriggio - previo accordo.
Lunedì prox nn ci sarà lezione quindi cercate di avviare a conclusione il vostro lavoro di raccolta dei materiali per iniziarne la lavorazione e lasciarvi il tempo per eventuali inserimenti che valuterete necessari ( interviste, immagini, etc.) al fine di dare forma compiuta al vostro prodotto audio - visivo finale. La durata del prodotto finale non deve essere superiore ai 35 minuti.

un caro saluto e buon lavoro,
sara

domenica 28 novembre 2010

Intervista gruppo tutorial

Venerdi sono state fatte le prime interviste. Ci siamo da subito scontrati con la difficoltà di trattare il tema dell'identità, anche se molti elementi interessanti sono emersi.
L'intervista è stata una sorta di chiacchierata totalmente non strutturata, ma difficile è stato approfondire i punti di nostro interesse. I ragazzi erano molto giovani (sarà da risolvere anche la questione delle riprese) e le nostre pre-conoscenze che ci eravamo fatti cercando e analizzando tutorial e affini sull'argomento sono state totalmente messe in discussione dalle loro semplici ma chiare risposte. Alla domanda "come voi vi autodefinireste? Di quale gruppo giovanile vi sentite parte?" La risposta è stata un semplice quanto disarmante "non mi autodefinisco e non faccio parte di nessun gruppo. Io sono semplicemente io e mi vesto e faccio quello che scelgo io". Eppure tutto quello che avevamo visto e sentito finora ci indicava esattamente il contrario: ossia un forte senso di appartenenza in questo "nuovo" gruppo identitario giovanile, definito da regole di vita e stilistiche forti e condivise. Ci siamo a lungo interrogati su questa discrepanza a fine intervista e l'unica risposta che siamo riusciti a darci per il momento riguarda proprio quella separazione tra endogeno/esogeno che era uscita in aula. In questo senso infatti possiamo dire che la forte definizione del gruppo "emo" dei giovani è qualcosa che viene dall'esterno, una sorta di contenitore creato ad hoc per inserire ed "etichettare" tutti quegli adolescenti "strani" ed alternativi che si vedono per le strade. Dal "loro" punto di vista però le cose sono diverse: le somiglianze sono dovute a gusti musicali e a stile di abbigliamento ed estetico (cosa che non risulta affatto nuova), ma non è celata in questa scelta stilistica alcuna filosofia di vita particolare, né alcuna regola di gruppo. Il tuorial si inserisce perfettamente in questo discorso: quelli che parlano di regole identitarie vere e proprie sono le parodie, i video fatti da persone esterne, mentre quelli reali e "seri" sono limitati a semplici consigli su come pettinarsi, truccarsi o dove comprare vestiti e accessori, cosa che si allinea perfettamente con l'aspetto stilistico identitario di cui dicevo prima.Nell'intervista si nota molto la differenza "come gli altri ci vedono (emo) e come siamo noi realmente". Nonostante questo sono però da considerare due fattori importanti a mio avviso: primo, che nonostante i ragazzi non si autodefiniscano Emo, esiste tutta una costruzione simbolica (visibile nella divisione tra poser, skunker, screamo) che permette ai ragazzi di posizionarsi e allo stesso tempo di differenziarsi dal gigantesco contenitore emo. Secondo fattore è che comunque in alcune "interviste" via chat abbiamo incontrato persone che invece si dichiarano parte di quel gruppo stilizzato e negato da molti, seguendo e condividendo le regole (la necessità di essere pessimisti, tristi, sofferenti; la triste scelta di tagliarsi le braccia,ecc.)considerate tanto importanti quanto i gusti musicali e il famoso ciuffo davanti al viso. Interessante sarebbe quindi confrontarsi con una di queste persone in un'intervista vera e propria soffermandosi proprio sul loro modo di vedere l'appartenenza e su come pensino invece l'altra parte, quella dei tutorial e della semplice appartenenza estetica.Si scopre quindi un mondo complesso, che difficilmente sarà analizzabile in profondità qunto forse l'argomento meriterebbe. Di sicuro però è già emersa (in un'altra parte dell'intervista che non tratterò ora qui) la forte funzione del social network, di internet e dei tutorial nella costruzione dell'identità giovanile di oggi. I nati nell'era virtuale hanno la possibilità di avere spazi di socializzazione e di costruzione dell'identità molto più ampi, anche fuori dal gruppo fisico della vita quotidiana. Internet cambia completamente la socializzazione giovanile , la complica e la arricchisce con tutti i suoi rischi e pericoli ma anche con tutte le positività delle sue risorse.

venerdì 26 novembre 2010

NUMERO DI DUNBAR

Il numero di Dunbar è un limite cognitivo teorico che concerne il numero di persone con cui un individuo è in grado di mantenere relazioni sociali stabili, ossia relazioni nelle quali un individuo conosce l'identità di ciascuna persona e come queste persone si relazionano con ognuna delle altre. I sostenitori di questa teoria asseriscono che un numero di persone superiore al numero di Dunbar necessita di regole e leggi più restrittive per mantenere il gruppo stabile e coeso. Del numero di Dunbar non è stato proposto un valore preciso, ma un'approssimazione comunemente adoperata è 150.
Il numero di Dunbar è stato introdotto dall'
antropologo britannico Robin Dunbar, che teorizzò che "questo limite è funzione diretta della dimensione relativa della neocorteccia, che a sua volta limita la dimensione del gruppo ... il limite imposto dalla capacità di elaborazione neocorticale riguarda il numero di individui con i quali può essere mantenuta una relazione interpersonale stabile."
Che ne dite?

giovedì 25 novembre 2010

Intervista n°1 (media e appartenenza)



Questa è la prima intervista realizzata dal gruppo di lavoro su "media e appartenenza", nella versione originale, senza ancora tagli o montaggi.

The social network - la vendetta dei corpi

Il Post pubblica un articolo/intervista, "Cosa c’è di vero e di falso nel film su Facebook" dove nella seconda pagina si tocca un tema che ptrebbe essere interessante.

Riportando un post del blog di Mark Zuckerberg l'articolo spiega come il momento di ideazione di facebook avesse decisamente molto a che fare con delle foto imbarazzanti:
The Kirkland facebook is open on my computer desktop and some of these people have pretty horrendous facebook pics.
Successivamente l'articolo riporta che
in difesa di Zuckerberg va detto che, a quanto pare, Facemash [il nome originale di Facebook, ndr] non era un’applicazione per mettere a confronto solo le ragazze ma includeva anche i ragazzi: questo ridimensiona la sfumatura di vendicativo maschilismo che viene data all’episodio.
Il fatto che ci fossero o meno anche i ragazzi fin dall'inizio ci interessa poco (potrebbe interessare allo psicanalista di Zuckerberg), mentre decisamente più rivelatore per le scienze sociali potrebbe essere il fatto che attorno alla nascita di Facebook si sia creato un mito (ok forse mito è troppo, diciamo una storia) di misoginia e maschilismo. Non è esplicitato nel pezzo ma quello che viene in mente a me è che il vedere – che diventa essere osservato per chi lo subisce – sia l'arma del maschio, che mette a confronto le foto delle ragazze per scegliere la più bella e degradare quelle che ritiene brutte, o ancora che rende pubbliche delle foto (di corpi) imbarazzanti per vendetta.

Ma la sorte spesso gioca d'ironia e così oggi ci si chiede cosa è preso a tutti quelli che su Facebook mettono le lore proprie foto in momenti imbarazzanti, in situazioni equivoche o in pose disastrose.

Per concludere un fumetto in tema: il titolo della striscia è "7 thinghs you really don't need to take a photo of". La settima è qui sotto, per le altre: the oatmeal.